IL TURISMO LENTO E LA TRADIZIONE CONTADINA

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IL TURISMO LENTO E LA TRADIZIONE CONTADINA
All'interno del contesto del Carpino Folk Festival, l'Associazione Culturale con la partecipazione attiva del Gruppo di Azione Locale del Gargano, promotore del progetto, realizzerà due iniziative autonome che hanno come obiettivo, CARPINO FOOD FESTIVAL, la valorizzazione dei tratti identitari più evidenti della nostra tradizione contadina, e CANTAR VIAGGIANDO la promozione di un turismo attento alla lentezza.
L’enogastronomia, l’eccellenza enologica, i prodotti tipici e quindi la tradizione agroalimentare, non rappresentano più solo una componente importante del nostro sistema produttivo, ma oggi anche leve straordinariamente formidabili per il turismo in Puglia.
Il "CARPINO FOOD FESTIVAL" intende essere strumento efficace, incisivo, propositivo, aperto a nuovi stimoli, anche esterni, per riversarsi in strada e offrirsi a tutti in un contesto non monotematico ma con la promozione e la valorizzazione di una molteplice varietà di ambiti  (culturali, sociali, economici ed anche ludici), affrontando esplicitamente i problemi  connessi, attraverso una manifestazione pubblica complessa che focalizza il campo, ne delineano i corollari, dove anche il pubblico è attore che partecipa, che influenza, che giudica.
All'interno delle altre iniziative del Carpino Folk Festival si prefigge di raccogliere una pluralità di esperienze: dalla riscoperta delle tradizioni alla vitalità delle arti - declinandole verso lo specifico della cultura del territorio in una narrazione storica, di quotidianità, ma anche di innovazione.
L'obiettivo di medio periodo dell'iniziativa è quella di avvicinare la sfera degli specialisti e dei discorsi scientifici alla fruizione di un pubblico eterogeneo e non necessariamente in possesso degli strumenti tecnici propri delle discipline coinvolte.
Anche in questo caso la volontà è quella di aprirsi, pur mantenendo l'integrità e la coerenza della trattazione specializzata.
Grazie, quindi, al Gal Gargano e con la collaborazione e il sostegno finanziario del Parco Nazionale del Gargano e dell'Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, proponiamo pertanto una settimana di alto livello, versatile ed aperta a nuovi contenuti, all’insegna della qualità e della tradizione, per ricercare strategie di promozione di nuovi stili di vita, di valorizzazione delle attività economico-commerciali e di rilancio di consumi eco-consapevoli, in un’ottica propositiva e costruttiva di una agricoltura intesa come cultura della natura e dell’uomo, sinonimo di agricoltura informata e consapevole, rivolto alle donne e agli uomini di ogni età, agli agricoltori, ai turisti, a gli operatori siano culturali, turistici e commerciali.
Nel corso delle giornate festivaliere con la realizzazione di un museo dell'antica civiltà contadina e dei laboratori didattici, con una mostra mercato dei prodotti tipici di qualità della Puglia e punti di degustazione degli stessi si intende raccogliere testimonianze e contributi che abbiano spessore culturale ma di prevalente matrice agricola, per farli divenire modi d’essere, di pensare, di agire, per la massima diffusione della cultura agricola, facendo convergere a Carpino un pubblico cosmopolita, diverso per provenienza, per età (specialmente giovani e giovanissimi), per grado di formazione ed informazione.
Con CANTAR VIAGGIANDO al terzo anno consecutivo, insieme alle Ferrovie del Gargano innesteremo all'interno dei vagoni del treno e nelle stazioni elementi di creatività e sostenibilità per promuovere un turismo attento alla lentezza, ai valori del territorio, alle tipicità facendo, quindi alla mobilità sostenibile per godere a pieno gli squarci di bellezza straordinaria di cui è pieno il tragitto del Gargano.
"Cantar Viaggiando" è un viaggio slow a bordo dei vagoni delle Ferrovie del Gargano. Partire da San Severo, toccare San Nicandro e Cagnano Varano e poi dritti su fino ad arrivare agli spettacoli del Carpino Folk Festival dove lo sguardo spazia sul Lago di Varano e sulla lingua di terra che spacca l’azzurro in due, dividendo lo specchio lacustre da quello marino. Stesso obiettivo, da Calenella lungo il blu della costa per tuffarsi a San Menaio e a Rodi garganico, toccare da lontano Ischitella e quindi immergersi nei ritmi delle tarantelle garganiche accompagnati dai suoni del tamburello, delle castagnole e delle chitarre battenti.
L'idea è quella di stimolare l'utilizzo del servizio treno/bus navetta delle Ferrovie del Gargano per permettere al pubblico di spostarsi comodamente all'interno del nostro territorio evitando l'uso della propria autovettura per raggiungere il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni.
Un viaggio che viene impreziosito dalla presenza a bordo di microeventi tematici che rendano piacevole e originale il tragitto, cantando e raccontando e godendo appieno i paesaggi che si attraversano nel tramonto di un estate garganica.
Con il coinvolgimento delle aziende agricole o di commercializzazione dei prodotti della nostra terra, organizzare la degustazione gratuita e la somministrazione di prodotti agroalimentari locali.
Il progetto prevede la partenza del viaggio da San Severo con una tappe quotidiano dove organizzare eventi all'interno delle stazioni prescelte.

I LABORATORI del CARPINO FOLK FESTIVAL 2015

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Tornano i laboratori del Carpino Folk Festival ‪#‎cff2015‬

CORSO MUSICALE DI TAMBURELLO
4 - 5 Agosto 2015
con il docente Antonio Marotta

CORSO DI CANTO E CHITARRA BATTENTE DEL GARGANO
6 - 7 - 8 Agosto 2015
con il docente Salvatore Villani

CORSO DI TARANTELLA E DANZA SCHERMA DI CARPINO
6 - 7 - 8 Agosto 2015
con il docente Salvatore Villani

CORSO DI ANTROPOLOGIA DELLA DANZA E BALLI DELL’APPENNINO BOLOGNESE
5 - 6 Agosto 2015
con la docente Dina Staro

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CORSO MUSICALE DI TAMBURELLO
4 - 5 Agosto 2015
A cura di Antonio Marotta

Terapia e folklore: laboratorio espressivo mediante l'uso della voce, della tammorra e del corpo nella musica tradizionale campana, con particolare riferimento all'area terzignese (NA), sarà condotto e diretto da Antonio Marotta.
L'intento è quello di creare con i partecipanti un percorso estemporaneo per emulare un vero e proprio rito tribale volto al raggiungimento della catarsi, cosi come avviene nelle feste popolari.
Riti pagani cristianizzati, manifestazioni in onore di santi guaritori come San Paolo (Le) oppure di madonne punitrici come la festa in onore delle Madonna dell'Arco (NA); tutto questo mediante l'uso della voce, tammorre, tamburelli e castagnette, tutti strumenti che serviranno a creare dal niente una danza che caratterizzerà il gruppo.
Il laboratorio è di tipo corale, aperto sia ai neofiti che a persone interessate all'approfondimento di uno strumento specifico. Si svolgerà in due incontri della durata di 3 ore ciascuno. Il primo incontro sarà dedicato alla familiarizzazione con gli strumenti musicali a disposizione (costruiti artigianalmente da Antonio Marotta) stabilendo il grado di preparazione dei partecipanti sugli strumenti e sulla musica popolare; nel secondo incontro, invece, i partecipanti si attiveranno prima singolarmente e poi in gruppo nella suddetta danza, ciascuno con le sue caratteristiche: vocali, ritmiche, corporee.

Totale ore 6
Tel. 3479913833
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CORSO DI CANTO E CHITARRA BATTENTE DEL GARGANO
6 - 7 - 8 Agosto 2015
A cura di Salvatore Villani

I canti e gli stili musicali sulla chitarra battente dei diversi paesi del Gargano saranno affrontati con sistematicità, in base alle tecniche vocali ed esecutive dei vari interpreti della tradizione.
Il seminario della durata di 9 ore affronterà l'uso della voce nei canti monodici e polivocali e lo studio delle varie forme di tarantella sulla chitarra battente del Gargano.

1 ora di teoria
Seminario di etnomusicologia
Gli strumenti musicali (in particolare le tipologie di chitarra battente), gli stili del canto (serenate, tarantelle, devozioni), i cantori storici, le feste profane e le ricorrenze religiose: i pellegrinaggi e i molteplici riti della settimana santa. Le danze.

8 ore di pratica
Studio sulla voce: emissione, controllo del diaframma, esecuzione di canti tradizionali.
Studio sulla chitarra battente: posizioni sullo strumento, la tecnica della mano destra, le varie forme di tarantella di Carpino, Cagnano Varano, Ischitella, Monte Sant'Angelo, San Giovanni Rotondo.

Totale ore 9
6 agosto: ore 16-18
7-8 agosto: ore 9-11:30 / 16-18
Tel. 3332308282
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Salvatore Villani, etnomusicologo, etnocoreologo e musicista, ricerca la musica e le danze del Gargano da oltre trent’anni. Laureato al DAMS di Bologna con Roberto Leydi in Etnomusicologia con una tesi sulla chitarra battente nel Gargano, ha studiato canto con Gianni Raimondi e Paride Venturi, diplomandosi in canto al Conservatorio di Cesena. È direttore scientifico del progetto UNESCO “Le tarantelle del Gargano” per conto del Carpino Folk Festival. Ha, al contempo, una lunga esperienza didattica: organizza corsi annuali di canto, strumenti musicali e danza, collabora con progetti della scuola dell’obbligo, realizza corsi intensivi di approfondimento della tradizione musicale e coreutica pugliese.

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CORSO DI TARANTELLA E DANZA SCHERMA DI CARPINO
6 - 7 - 8 AGOSTO 2015
A cura di Salvatore Villani

Le tarantelle garganiche rientrano in una famiglia molto più ampia e variegata di forme musicali e di ballo diffuse in tutto il meridione. A causa dell’isolamento del territorio, però, esse risultano assai differenziate dalle altre regioni italiane e presentano una loro specificità. Per comprendere la specificità delle tarantelle garganiche, bisogna, quindi, innanzi tutto distinguere le sue multiformi tipologie coreutico-musicali in base alle occasioni-funzione:

1. ballo legato al tarantismo, con finalità iatromusicali;
2. ballo di corteggiamento, con finalità relazionali coppia uomo-donna;
3. ballo ludico, con finalità sociali, coppie variegate uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna;
4. ballo di combattimento, con finalità difensive, in coppia maschile.

Il seminario della durata di 9 ore affronterà, in questo primo step, unicamente la tarantella e la danza scherma di Carpino.

1 ora di teoria
Seminario di etnomusicologia ed etnocoreologia del Gargano.
Gli stumenti musicali (in particolare le tipologie di chitarra battente), gli stili del canto (serenate, tarantelle, devozioni), i cantori storici, le feste profane e le ricorrenze religiose: i pellegrinaggi e i molteplici riti della settimana santa. Le danze.

8 ore di pratica
La tarantella di Carpino, allo stato attuale delle ricerche, è la meglio conservata nella memoria e pertanto ha bisogno di essere affrontata sotto diversi aspetti e stili etnocoreutici. Il corso propone di coniugare lo studio e la pratica del repertorio delle danze tradizionali con lo scopo di sviluppare nei corsisti il senso ritmico, la conoscenza del proprio corpo e l’adattamento allo spazio psico-fisico, con l’uso delle castagnole di Carpino, che saranno date in prestito durante il corso.
Per rigore filologico e correttezza scientifica, si chiariranno anche le differenze tra le forme tradizionali di tarantella e la danza reinventata al seguito del recente “movimento della neotarantella”. Con visione di audiovisivi.

Totale ore 9
6 agosto: ore 18-20
7-8 agosto: ore 11:30-13 / 18-20
Tel. 3332308282
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Salvatore Villani, etnomusicologo, etnocoreologo e musicista, ricerca la musica e le danze del Gargano da oltre trent’anni. Laureato al DAMS di Bologna con Roberto Leydi in Etnomusicologia con una tesi sulla chitarra battente nel Gargano, ha studiato canto con Gianni Raimondi e Paride Venturi, diplomandosi in canto al Conservatorio di Cesena. È direttore scientifico del progetto UNESCO “Le tarantelle del Gargano” per conto del Carpino Folk Festival. Ha, al contempo, una lunga esperienza didattica: organizza corsi annuali di canto, strumenti musicali e danza, collabora con progetti della scuola dell’obbligo, realizza corsi intensivi di approfondimento della tradizione musicale e coreutica pugliese.


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CORSO DI ANTROPOLOGIA DELLA DANZA E BALLI DELL’APPENNINO BOLOGNESE
5 - 6 Agosto 2015
A cura di Dina Staro

Il seminario della durata di 9 ore affronterà l'antropologia della danza in Italia e all'estero e il corso monografico sui balli tradizionali dell'Appennino Bolognese.

2 ore di teoria - Antropologia della danza
7 ore di pratica

Il corso propone di coniugare lo studio e la pratica del repertorio delle danze tradizionali dell'Appenino Bolognese con lo scopo di sviluppare nei corsisti il senso ritmico, la conoscenza del proprio corpo e l’adattamento allo spazio psico-fisico.
Per rigore filologico e correttezza scientifica, si chiariranno anche le differenze tra le forme tradizionali della danza tradizionali e le danze reinventate. Con visione di audiovisivi.

Placida Staro, detta Dina, è etnomusicologa ed etnocoreologa di fama internazionale. È direttrice del Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara e della Piccola Scuola di Musica e Danza Tradizionale nel paese di Monghidoro (Bo). Svolge anche attività come ricercatore indipendente, come formatore a contratto, autore di testi letterari e come violinista. Dal 1986 è membro dell'International Council for Traditional Music (UNESCO Status C), e dal 2012 vicepresidente dell'Ethnochoreology Study Group della stessa istituzione. È stata cantante, chitarrista e violinista in diversi gruppi, attrice e coreografa per la televisione, cinema e teatro dal 1974 ad oggi. È violinista, cantante e responsabile del gruppo " I Suonatori della valle del Savena" dal 1986.

Totale ore 9
5 agosto: ore 17-19
6 agosto: ore 10-13 / 16-20
Tel. 3332308282
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Antonio Piccininno

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Scomparso Andrea Sacco e Antonio Maccarone, è oggi Antonio Piccininno il riconosciuto guardiano della tradizione. Non solo perché l’ha custodita e trasmessa cantando, ma anche perché si è accollato un compito difficile e di straordinario valore: mettere per iscritto questa sapienza orale... prima che sia troppo tardi.

Antonio Piccininno indubbiamente incarna la figura tipica del “cantore” tradizionale. Nato nel 1916, dopo appena un anno rimane orfano di entrambi i genitori. Inizia a lavorare come pastore e in seguito come contadino bracciante, per poi spostarsi in paese per prendere moglie. Attualmente è bisnonno.

Tanti anni fa essere “cantore” e dedicarsi alla musica era un mestiere molto povero e arduo da praticare e sviluppare poiché era molto difficile spostarsi (gli unici mezzi di trasporto erano i muli e gli asini e – un po’ meno – i cavalli) e si guadagnava poco (in genere le paghe agricole di allora – forse in riferimento ai braccianti – erano di tre lire), c’era scarsa circolazione di moneta e la merce di scambio che circolava maggiormente era pasta e olio!

Chi non conosce Antonio Piccininno, incontrandolo per la prima volta, nota subito la figura di un anziano signore alto e magro, dal profilo aquilino e dal volto con lo sguardo fisso dinanzi a sé, leggermente calato ma vigile. Una figura silenziosa che in realtà cela una potenza inattesa e nascosta: molto alto e con gli occhi azzurri, un bel profilo lungo e asciutto, essenziale e compunto, ma dolce, una pelle macchiata e scura da anziano, ma levigata e bella come l’anima del legno d’ulivo della suaterra contorto da brune venature nervose e disteso da secoli di sole.

È solo, però, quando Antonio Piccininno sale su un palco, una cattedra, un Palcoscenico, che ha inizio uno spettacolo indimenticabile. E da quel momento che una pioggia ininterrotta di emozioni domina l’evento, scandita da una personalità poliedrica e di rare doti oltre che d’interprete della musica popolare e di suonatore di nacchere, anche d’intrattenitore, di cabarettista e showman a tutti gli effetti, catturando l’attenzione della platea sin dal primo istante per portarla, senza alcun calo d’attenzione, fino al gran finale.

Un personaggio televisivo contemporaneo, con pari qualità, oggi potrebbe essere un Fiorello o chissà chi altri. E invece la sua figura ritmica e slanciata, alla soglia dei 96 anni trascorsi, duetta con nacchere, battenti e francesi, tamburelli e altre voci, attraverso la sua maggiore dote stilistica e artistica, quella dell’improvvisazione recitativa e canora. Oggi è l’unico a potersi permettere tale vanto potendo disporre della memoria viva di un repertorio di tradizione orale imponente, tutto sempre e comunque immediatamente disponibile in mente e tale da consentirgli di creare e cantare brani ogni volta nuovi e irripetibili nella sequenza, attraverso l’accostamento di sonetti e strofette, coreografiche e spettacolari granate di poesia lanciate dal palco verso di noi.

E tutto ciò che resta, a concerto finito, dopo un caro saluto e un “arrivederci a presto” è quella insostenibile leggerezza dell’essere che Antonio ci sa donare con la sua voce e il suo sguardo sorridente, dono prezioso e lieve che dà senso alla vita, che tra fatiche e gioie è il simbolo del piacere di vivere. Un autentico esempio di vita.

Antonio Maccarone

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Maccarone, nato a Carpino nel lontano 1920, ha affrontato una esistenza convulsa, fatta di tremende sciagure, di emigrazione e di soddisfazioni ottenute nel campo della musica popolare. Il suo nome è legato alle melodie di un tempo, ereditate direttamente dai portatori della tradizione carpinese e garganica. Ultimamente lo si incontrava nella sua casa di campagna, alla periferia di Carpino. Nel suo piccolo rifugio, Maccarone, reso cieco dall'errore di un medico oculista, cercava di dimenticare i dispiaceri della vita (aveva perso i due nipoti e la moglie nel giro di pochi anni, aveva un solo figlio, che vive in Germania) suonando la sua inseparabile chitarra francese e intonando sonetti e canti della Carpino che fu e che rischia di perdere irrimediabilmente il suo patrimonio canoro-musicale. A lanciare il grido d'allarme fu lui stesso sul palco della XI edizione del Carpino Folk Festival quando dopo aver gioito con il pubblico – "Siamo ancora qua. Noi, un tempo chiamati cafoni, perseguitati…ora richiesti in tutta Italia" chiedeva ai giovani di pensare si alla riproposta dei loro canti e dei loro suoni, ma di non inficiarli con strumenti musicali moderni che nulla hanno a che vedere con quello che da secoli rappresenta la tradizione garganica e carpinese.

Allievo di Pasquale Di Viesti, nativo di Rodi Garganico, da cui apprende la maggior parte del repertorio di canti e musiche popolari. Oltre alla cecità recente, Maccarone era afflitto dalla completa sordità ad un orecchio, "ereditata" in guerra, quando nel 1943 fu travolto dalle bombe americane a Taranto. Uscì miracolosamente salvo dal crollo di un magazzino del Genio militare (lui era il custode), ma perse l'udito, ottenendo in cambio la pensione di guerra. Fu salvato da un "angelo custode", il suo sergente, che udì le sue grida di aiuto e quelle di un amico commilitone, pure lui poi tratto in salvo. Dopo la guerra il cantore ha svolto diversi lavori, tra cui quello di vigile campestre a Carpino. Nel 1961 decide di emigrare. Assieme alla moglie Maddalena Ruo (classe 1929) approda a Milano. Svolge diverse attività, passando da un lavoro ad un altro, fino a quando decide di mettersi in proprio. Si dedica interamente all'importazione di prodotti locali dalla Puglia alla Lombardia. Gli affari vanno talmente bene che nel 1968 gli viene attribuito il "Leone d'oro per il commercio", assegnato ai maggiori imprenditori lombardi. Nel 1967 conosce professionalmente Andrea Sacco a Milano. Maccarone fù testimone diretto del concerto organizzato al Teatro lirico da Roberto Leydi e Diego Carpitella, due dei più importanti ricercatori italiani di musica, danze e canti della tradizione.

Ritorna definitivamente a Carpino nel 1986. I soldi risparmiati gli hanno permesso di acquistare casa e di vivere agiatamente. Nel 1998 l'arrivo di Giovanna Marini sul Gargano e a Carpino, allo scopo di "immortalare" e salvaguardare la vera tradizione locale. Tradizione a cui era strettamente legato lo stesso cantore carpinese. Sul palco del Carpino Folk Festival Maccarone raggiungeva il suo apice, bravo come nessuno a instaurare un feeling col pubblico dominava l'evento, salutava tutti "paesani e furestieri" recitava i suoi sonetti e poi via con le sue rare doti catturava l'attenzione del pubblico fin dal primo istante e la portava senza nessun calo d'attenzione fino al gran finale. Suonatore di chitarra francese, Maccarone era divenuto una vero cantore della musica popolare a seguito del compiacimento del capostipite del gruppo dei Cantori di Carpino, Andrea Sacco, e dopo aver brillantemente superato la prova della propria comunità di appartenenza che in lui si identificava. Con la sua Chitarra a lato non aveva nulla da invidiare alle Rock star della beat generation che la chitarra la portavano al tracollo.

Andrea Sacco

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Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Andrea Sacco (Carpino, 10 ottobre 1911 – Carpino, 17 marzo 2006) è stato un cantante e musicista italiano, interprete soprattutto di canti tradizionali carpinesi.

Biografia
Andrea Sacco è nato in una famiglia di cantautori e suonatori di musica tradizionale: tali erano infatti gli zii e suo fratello Rocco Antonio. La sua occupazione primaria è stata quella di contadino, fino alla Guerra d'Etiopia a causa della quale fu chiamato al fronte.

Fatto prigioniero e trasferito in varie località, rimase assente dal suo paese natale e lontano dalla moglie per 13 anni. Rimpatriato, fu assunto come dipendente comunale con il ruolo di messo. Ha vissuto gli ultimi due anni della sua vita a letto, per le conseguenze di una brutta caduta.
Il suo talento come cantautore e suonatore è unanimemente riconosciuto. Un ruolo altrettanto grande gli è riconosciuto per la sua memoria, che gli ha consentito, fino alla sua scomparsa, di essere depositario di centinaia di sonetti. Il più noto di questi è Accomë j’eia fa’ p’ama ’sta donnë, impropriamente diffusa e conosciuta (grazie soprattutto alla versione della Nuova Compagnia di Canto Popolare) come Tarantella del Gargano.

Ricerche etnomusicologiche
« Io sto qua. Quando volete venire io sto qua. »
La figura di Andrea Sacco è molto nota tra gli etnomusicologi che hanno operato negli anni Sessanta e Settanta.
Il suo particolare virtuosismo nel cantare e suonare la chitarra battente è stato oggetto di numerosi studi e pubblicazioni.
La prima ricerca documentata risale al 1966, ad opera di Roberto Leydi e Diego Carpitella. Tale ricerca si concluse con la pubblicazione di un suo brano sul disco "Folklore Musicale Italiano, vol.3" e con uno spettacolo di musica popolare (Sentite buona gente) al Teatro Piccolo di Milano.
Stando alle dichiarazioni di Roberto de Simone, Andrea Sacco fu anche oggetto di una ricerca da lui condotta nel 1965 che condusse alla nota "Tarantelle del Gargano", pubblicata sull'album "Lo Guarracino" dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare. Tuttavia, sebbene la copertina interna dell'album riporti che il brano è stato raccolto a Carpino, il nome di Andrea Sacco non è comunque citato.
Negli anni settanta, il gruppo Musicanova, di cui facevano, all'epoca, parte Eugenio Bennato, Teresa De Sio, Carlo d'Angiò e Robert Fix, si recò più volte a Carpino per documentare Andrea Sacco, Rocco Antonio Sacco, Rocco Di Mauro ed altri depositari della musica tradizionale carpinese. Molte di quelle registrazioni furono rielaborate e pubblicate tanto da Musicanova quanto dai singoli componenti nelle loro carriere da solisti.
Negli anni ottanta sono documentate una serie di ricerche. È del 1987 la ricerca di Ettore de Carolis depositata nel Centro Nazionale Studi di Musica Popolare di Roma, col numero 135. La raccolta, come spiega lo stesso De Carolis, contiene 23 brani registrati tutti a Carpino e si completa con 28 foto "che scattai personalmente. Non professionali, ma che raccontano...". Del 1988 ulteriori rilevazioni di Roberto Leydi, che però non coinvolgono Andrea Sacco ma Antonio Piccininno.
Negli anni novanta è la volta di Salvatore Villani, autore di una ricerca confluita nel CD "I cantatori e sunatori di Carpino", pubblicato dalla casa discografica "Nota" di Udine, e di Pino Gala confluita nel CD "La Tarantella del Gargano", pubblicato dalla casa discografica "Ethnica".
Una lunga intervista sulla sua vita è stata pubblicata nel 2005. Il libro contiene anche due cd audio, uno con stralci dell'intervista trascritta, e l'altro con una serie di sonetti suonati e cantati da Andrea, raccolti in diversi periodi storici ("Andrea Sacco suona e canta", a cura di Enrico Noviello, edizioni Aramirè).
Il film di 50' di Maurizio Sciarra, Chi ruba donne (2000), prodotto da Fandango e Rai, mai mandato in onda dalla televisione pubblica, contiene lunghe interviste a tutti i Cantori di Carpino, ed in special modo ad Andrea Sacco. C'è la storia dei suoi inizi, i gruppi di cui ha fatto parte e quelli che lui ha fondato. C'è una serenata con la sua più famosa tarantella Donna che stai affacciata alla finestra, conosciuta anche come Garofano d'ammore, composta quando faceva la corte alla ragazza che sarebbe diventata sua moglie, serenata cantata davanti alla tomba di sua moglie. Lì lui indicava anche quello che sarebbe stato il loculo in cui voleva essere seppellito. Ma diceva anche "Io non morirò mai perché chi canta non muore mai". Il film si chiude con un suo saluto, ironico e favolistico insieme, come sapeva fare lui: "Buona notte a tutti quanti. Pure al lupo!"

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